Clausola monetaria e tutela del valore reale

La garanzia più efficace contro le oscillazioni di valore della moneta si ottiene dai privati, grazie alle clausole che prevedono l’adeguamento del debito di somma al valore della moneta al momento del pagamento, usando come parametro di svalutazione il rapporto nel tempo tra la moneta di scambio e un indicatore economico ritenuto affidabile come il costo dell’oro, tipico bene rifugio, oppure il classico dollaro. Ovviamente ricorrere a questi ancoraggi può comportare comunque una perdita del valore d’acquisto della moneta, se gli stessi beni rifugio tendono a svilirsi nel tempo, anche se in percentuale immensamente minore rispetto al normale corso monetario. Più rassicurante e centrato appare dunque il ricorso ai valori statistici di istituti indipendente, o comunque governativi o accettati da tutti nei contratti normativi, come l’ISTAT o EUROSTAT che misurano, attraverso un paniere, il tasso di inflazione e il suo valore attraverso indici temporali ben definiti. La ri-valutazione ai fini ISTAT è dopotutto un modo intelligente di rinegoziare i contratti della pubblica amministrazione, al fine di riallineare il valore della retribuzione agli indici ISTAT, non automaticamente (scala mobile), ma sempre in vista delle trattative per il rinnovo dei contratti collettivi. Per queste vie il debito di somma, che è un’obbligazione di valuta, assume un oggetto determinabile, destinato ad essere concretamente determinato al momento del pagamento, servendosi di un parametro scelto congiuntamente dai soggetti e raffrontando i valori al tempo in cui il debituo fu assunto e nel momento in cui viene estinto. La forbice tra l’uno e l’altro valore viene riconosciuta dai due contraenti.

La necessità di avere questo tipo di aggiustamenti al principio nominalistico non sorge, come detto, nel fatto di mitigare la posizione del debitore, che in genere contrae debiti di valore e non di valuta. Nelle obbligazioni di valore la moneta viene considerata solo nel momento in cui il debito va liquidato: o costituisce un semplice modo di dar corpo alla transazione, e quindi saggiare il sacrificio del debitore a fronte del vantaggio conseguito dal creditore, perché comunque si proceda ad un nuovo giudizio e all’eventuale adeguamento al tempo in cui l’obbligazione verrà estinta. L’obbligazione di risarcimento dei danni, causati da inadempimento di un contratto oppure dalla commissione di un illecito, è una tipica obbligazione di valore, poiché il debitore viene condannato a corrispondere al danneggiato, il valore della cosa – ad esempio: la macchina mai consegnata, oppure l’auto distrutta che ha perso molto valore – al momento della liquidazione.

La problematica della rivalutazione comunque non concerne il tasso di interesse e i fenomeni di truffa ad esso collegato, come l’anatocismo, col quale si intende la formazione del tasso d’interesse sul tasso di interesse scaduto (accumulando valore su valore).

Annunci